Francesca Dimina
Francesca Dimina nasce nell’anno 2000 a Torino e cresce con la madre e la sorella nella collina torinese fino all’età di 13 anni quando si spostano in un appartamento in città. In tutto il periodo vissuto in collina Francesca non smette mai di disegnare. Disegna animali, persone, paesaggi, oggetti. Spesso ritagliava anche le riviste di moda, disegnando prima sul foglio capi d’abbigliamento e poi incollando i ritagli delle modelle, creando linee di vestiti.
Avendo subito bullismo da bambina, anche a causa della sua creatività, Francesca smette di disegnare nell’adolescenza ma esprime il suo talento artistico in altre forme, personalizzando con disegni e ritagli i suoi diari di scuola, disegnando a lezione, e tappezzando la sua camera da letto di ritagli su tutti i muri, riempiendola di colori, foto, volantini, biglietti di concerti, articoli, ecc.
Durante il periodo universitario, nel 2020, trasforma anche la sua nuova camera in un museo di luci, colorate, luci appese al muro, poster, foto, volantini, ecc. ma inizia a reprimere la sua creatività che rimane rinchiusa dentro sé stessa fino al 2025.
Nel 2025, l’animo creativo scoppia e Francesca inizia a creare ricevendo per il suo compleanno una tavolozza e dei colori acrilici, e questo regalo le permette di scoppiare ed esplodere creando centinaia di opere. Prima con la pittura acrilica, poi, con il pastello ad olio. Questo materiale, essendo facile da trasportare, permette a Francesca di disegnare in qualsiasi momento e luogo del giorno: in bar, parchi, sale d’aspetto, in treno, aereo, pullman, etc.
Creando una pagina di social media, molte figure del settore o con interesse artistico iniziano a seguire Francesca, e le offrono di partecipare a 5 esposizioni fra Torino, Milano e Cannes.
Il Movimento
Le opere di Francesca fondono i colori suggestivi e simboli iconici della pop art, con l’introspettività e i tratti materici dell’espressionismo, creando una sorta di “nuovo” fauvismo. Nelle opere vediamo una realtà definita, ma distorta dai tratti e i cui colori sono alterati. Ciò ci immerge nella realtà dell’artista, ed è come se vedessimo attraverso i suoi occhi allo stesso tempo la realtà vissuta e le emozioni che sta provando in quel momento.
Quando un opera invece possiede colori realistici allora l’artista è calma, imparziale e rimane osservatrice del mondo circostante.
Questa fusione di correnti ci riporta parallelamente al realismo poetico del cinema francese degli anni 1920. Dove lo spettatore non solo vedeva la realtà osservata dal personaggio all’interno del film, ma ne percepiva anche le emozioni.